Regia: Luchino Visconti
Produzione: Goffredo Lombardo
Sceneggiatura: Luchino Visconti, Suso Cecchi d'Amico, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Enrico Medioli
(dal romanzo di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa)
Fotografia: Giuseppe Rotunno
Musica: Nino Rota
Montaggio: Mario Serandrei
Suono: Mario Messina
Scenografia: Mario Garbuglia, Giorgio Rotunno
Arredamento: Laudomia Hercolani, Giorgio Pes
Costumi: Piero Tosi
Trucco: Maria Angelini, Alberto De Rossi
Direzione musicale: Franco Ferrara
Leslie French ....................... Cavaliere Chevally
Dati tecnici e specifici
Genere: Drammatico
Durata del film: 3h, 25 min.
Formato della pellicola: 35mm - Super Technirama 70 in Technicolor
Data di uscita: 28 Marzo 1963
Luoghi delle riprese: Sicilia, Italia
Video sul mercato: DVD - lingua italiana
Confezione a doppio disco della Medusa Video. Il primo per il film e l'altro per gli inserti speciali, veramente interessanti VHS - lingua italiana
Singolo difficilmente reperibile, se non attraverso riedizioni allegate a settimanali e riviste. In internet, presente nel mercato dell'usato
Riconoscimenti artistici
Nomination all'Oscar Costumi
FESTIVAL DI CANNES - FRA premio Palma d'oro Regia
DAVID DI DONATELLO - ITA premio Produzione
NASTRO D'ARGENTO - ITA premio Fotografia premio Costumi premio Scenografia
Trama
In Sicilia, nel 1860, i garibaldini entrano a Palermo. Il nipote del principe Fabrizio di Salina, Tancredi, corre ad arruolarsi tra i volontari mentre la famiglia si trasferisce nella residenza estiva di Donnafugata. Dopo breve tempo, il sindaco Don Calogero Sedara, acconsente le nozze tra sua figlia Angelica e Tancredi, nel frattempo ritornato dalla guerra.
La necessità politica del momento consiste nel trovare un accordo tra le famiglie nobili siciliane e i piemontesi, affinché si possa arrivare alla tanto sospirata annessione dell'isola al nascente Regno d'Italia, ma la situazione non si presenta per nulla semplice. Fabrizio di Salina, legato ancora alle tradizioni della sua terra, convinto che lo stato delle cose non potrà mai cambiare, rifiuta il seggio da senatore offertogli dall'ambasciatore sabaudo Chevalley. Al contrario. suo nipote Tancredi assieme all'avido genero Don Calogero, inizia la scalata nell'alta società italiana. Fabrizio si rende conto ormai che i vecchi ideali sono al tramonto e sentendosi abbandonato dalla sua gente, durante il gran ballo di Palermo decide di morire.
Recensione
E' l'epos della decadenza. Un film prettamente poetico, con tinte malinconiche e nostalgiche sullo sfondo di una vicenda storica risorgimentale, in cui Visconti mette in risalto l'avvicendamento di due epoche e il trasformismo tipicamente italiano del "cambio di bandiera". Il regista, con spirito nazional-popolare, rilegge la storia e traccia, in un ambivalente disegno, lo stile di vita aristocratico in conflitto con la classe del ceto medio. Inferiore a Senso a livello di puro melodramma storico, il film esercita la sua forza narrativa in un significativo rapporto di coesistenza tra cinema e letteratura. L'espressionismo e la dialettica di fondo, pur massificati in un soffocante linguaggio intellettuale, rappresentano l'essenza prioritaria del lavoro. Tutto è correlato in funzione di un esplicito assemblaggio, nella figura del protagonista, tra concezione puramente culturale del soggetto e la dimensione umana che, in parte, apparenta nel regista un livello di puro autobiografismo.
Come per tutte le opere "storiche" del regista milanese (La caduta degli dei, Ludwig, il già citato Senso), l'estrema cura nella ricostruzione scenografica e la particolare attenzione rivolta ad arredi e costumi sono imprescindibili nella globalità dell'opera. Una rappresentazione dalle parvenze teatrali, di gusto e notevole fascino nella ricerca puntigliosa delle particolarità (le monete autentiche che si scambiano attori e caratteristi, le fila di pitali fuori la sala da ballo, i cassetti pieni di biancheria) e l'estrema attenzione dell'uso delle luci. Due le sequenze principali: la battaglia tra garibaldini e borbonici tra le strade di Palermo e il gran ballo a palazzo Ponteleone (circa 40 minuti), dove i classici valzer intervallano balli popolari allora di moda.
La superba interpretazione di Burt Lancaster fa il resto, al punto da impressionare positivamente Luchino Visconti, al quale l'attore era stato imposto, e che il regista detestava considerandolo inizialmente un semplice attore-cowboy.
A livello di riscontro puramente economico il film fu un disastro, al punto che nel 1965 lo Stato stanziò dei fondi speciali affinché servissero da incentivo per la realizzazione di opere qualitativamente superiori, senza creare danni a chi le produceva.
La pellicola fu parzialmente restaurata a Londra, nel 1991, dal fotografo Giuseppe Rotunno e nel 1999 furono scoperti alcuni scritti inediti di Giuseppe Tomasi da Lampedusa, nei quali è descritto un rapporto sentimentale tra Fabrizio e Angelica. All'epoca delle riprese, Visconti, pur non conoscendone l'esistenza inserì, anche se superficialmente, una velata parvenza a questo richiamo, dando oggi maggior lustro alla sua personale qualità di autore. Restauro definitivo (con meticolosa cura di audio e colore) nel 2010, per opera della 'Fondazione restauri cinematografici d'epoca' di Martin Scorsese coadivato dall'Associazione Gucci e la Cineteca di Bologna e presentazione della pellicola al Festival di Cannes, che già lo premiò con la Palma d'Oro nel 1964.
Colonna sonora
La presenza della colonna sonora di Nino Rota occupa senza dubbio un ruolo rilevante all'interno del film. Molte sequenze statiche, di silenzio sono sostituite dalla fluente composizione musicale del maestro milanese. Di stile sinfonico, lo score può essere idealmente suddiviso in tre parti. Nella prima (special modo i titoli) Rota presenta ricorso all'accademismo ridondante tipico per accompagnamenti a questo genere. E' soltanto un episodio, poiché il resto della partitura è il contrappunto esplicativo alle varie scene; ogni ambiente o situazione, siano esse di riferimento poetico o drammatico, possiedono una perfetta tonalità di linguaggio musicale tale da rinforzare ancora di più la valenza visiva delle immagini. In ultimo, la lunga sequenza del ballo, scritta precedentemente da Nino Rota, nella quale il compositore adatta musiche popolari dell'epoca presentando ricorso ai geni del classicismo (il "Valzer brillante", un inedito di Giuseppe Verdi, fu inserito su volere di Luchino Visconti) come appunto Verdi e Giuseppe Bellini. Nella situazione Rota distingue il suo stile, presentando, a differenza del solito e unico valzer usato a iosa dai suoi colleghi in questi contesti, una serie di balli in voga nella metà dell'ottocento, come Mazurka, Polka, Quadriglia, Controdanza, Galop e chiudendo con il valzer del commiato, personalissimo arrangiamento eseguito con finissima strumentazione.
Info-Discografia
Esistono disparate edizioni con le musiche del film; complete, sezionate e arrangiate da altri compositori, per lo più di scarsa qualità. E' consigliato il CD della Cam (1999), completo nella quasi totalità dei brani e di ottima incisione. La Sony Classic stampò nel 1997 un disco, Riccardo Muti Orchestra Filarmonica della Scala, dei maggiori successi di Nino Rota, con cinque tracce relative a Il gattopardo; anche questo consigliato. Pessimi al contrario, per qualità d'ascolto, i CD della Vivimusiva (1997) tre brani e della Chandos (2000) quattro brani.
Original track music: Titoli (157 sec. 1229 KB wav)
Foto Gallery
Oltre il poster, la Gallery comprende un'ampia rassegna fotografica commentata, tratta da alcune tra le più importanti sequenze del film.
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Video Clip
Scena chiave
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(Il gran ballo)
Frase celebre
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