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Sigla Paramount (Lalo Schifrin, 1975)



E'il più antico studios di Hollywood. Fondato da Adolph Zukor nel 1912, inizialmente come società distributrice. Inizia la sua immensa espansione acquistando, grazie alla Publix sostenuta da Wall Street un incredibile numero di sale cinematografiche nazionali ed estere che gestiva direttamente da Los Angeles, New York e Parigi; oltre 1500. Quatto anni dopo ci fu la fusione con la Famous Players-Lasky di Jesse L. Lasky che dette vita alla Famous Players Film Corporation. Sul finire degli anni '20 acquista la rete radiofonica CBS, la più importante degli USA, consolidando così un vasto impero mediatico. Ma durante la depressione degli anni '30 fu costretta, prima a vendere il network e poi ad ipotecare la maggioranza delle proprie sale. Si riprese grazie alla riorganizzazione del gruppo capitalizzato da John Hertz e Otto Kahn e alla nomina di Barney Balaban, direttore delle sale, che fu investito presidente dell'intero gruppo; grazie ai suoi artifici la Paramount riconsolidò le finanze e Balabam rimase in carica per circa trent'anni, fino al 1964.


   

   







I fondatori della Paramount Da sinistra in alto, Adolph Zukor, Jesse L. Lasky, Barney Balaban e John Hertz.
Sotto, i loghi della Paramount negli anni sessanta, ottanta e duemila.

Qui sotto - Il primo marchio della Paramount in bianco e nero; di seguito, il simbolo negli anni del Technicolor.








Inizialmente, nel periodo del muto, la Paramount si mise in evidenza con film di grande successo e con attori che facevano letteralmente impazzire le platee di tutto il mondo; da Rodolfo Valentino che con Lo sceicco toccò il suo massimo vertice ad altri professionisti di valore come Mary Pickford Clara Bow, Fallace Reid e Gloria Swanson. Poi, negli anni trenta, il cinema prodotto dalla major si orientò in una versione che tendeva allo stile europeo, grazie all'apporto del regista Josef von Stenberg unito all'esotismo di oltre oceano rappresentato da Marlene Dietriche, dal francese Maurice Chevalier, dai sarcasmi dei Fratelli Marx, dalle prorompenti quanto spesso polemiche performance di Mae West, dalle istrioniche rappresentazioni di un genio della regia come Ernest Lubitsch. Soltanto a cavallo tra gli anni '30 e '40, la Paramount assunse un tono molto più americanizzato, soprattutto per l'apporto di Bob Hope e Bing Crosby, autentici punti fermi dello studios, cui si unirono altri calibri da novanta come Alan Ladd, Betty Hutton, Gary Cooper, Claudette Colbert, e il regista Preston Sturges. Poi fu la volta di Billy Wilder e della serie noir con successi indimenticabili come La fiamma del peccato, La dalia azzurra, Il terrore corre sul filo. Unitamente a questi grandi nomi ci fu anche Cecil B. De Mille, famoso per le grandi produzioni spettacolari e costosissime, ma sempre garanzie di ottimi risultati ai botteghini; tra tutti si ricordano Cleopatra del 1934, Sansone e Dalila, le due versioni de I Dieci Comandamenti, Il più grande spettacolo del mondo. De Mille, che oltre a dirigere produceva lui stesso i propri film, entrò anche in quota di partecipazione nel consiglio di amministrazione.


L'ingresso degli stabilimenti della Paramont in una foto degli anni cinquanta.

Nel periodo della crisi degli anni '60 neppure la Paramount, come altri studios di prima fascia, riuscì a sottrarsi dal rischio fallimento, ma dopo molte prove incerte riuscì a risollevarsi grazie a film come Rosemary's Baby, Chinatown e, soprattutto le due versioni de Il Padrino di Francis Ford Coppola, Negli anni '80 e '90 produce film per Steven Spielberg e George Lucas ottenendo così un ritorno economico notevole e tale da farla considerare come l'unica major sopravvissuta autonomamente agli assalti delle compagnie commerciali estere, ormai padrone di quasi tutto il mercato di produzione e distribuzione americano. Dopo aver riacquistato la CBS cambiandogli denominazione in Blockbuster Entertainment inglobandola nella società Viacom, la Paramount prende il nome di Paramount Comunication Incorporation; si scinde in due settori, cinema e televisione ed attualmente opera a Hollywood sotto la direzione del manager Brad Grey.



I PIU' IMPORTANTI NOMI DELLO STAFF TECNICO E ARTISTICO SOTTO CONTRATTO CON LA MAJOR
(periodo: dall'introduzione del sonoro alla fine degli anni '50)


Compositori: Victor Young, Franz Waxman, Paul Sawtell
Fotografi: Loyal Griggs, William C. Mellor, George Barnes, Victor Milner
Tecnici del montaggio: Anne Bauchens, William Hornbeck
Tecnici del suono: Gene Garvin, Gene Merritt
Scenografi:Hans Dreier, Albert Nozaki, Mitchell Leisen, Hal Pereira, Walter H. Tyler
Arredatori: Sam Comer, Ray Moyer
Effetti speciali: John P. Fulton, Gordon Jennings
Truccatori: Nellie Manley, Wally Westmore
Costumisti: Edith Head, Dorothy Jeakins




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Kolossal a confronto - 2002